Intermezzo cosmologico – III

9 gennaio 2011

Ritengo sia ora di riprendere il discorso cosmologico interrotto qualche mese fa. Nel precedente articolo, avevamo introdotto e descritto intuitivamente il fenomeno dell’instabilità gravitazionale, processo fisico responsabile della formazione delle grandi strutture cosmiche. Secondo tale fenomeno, si ha instabilità gravitazionale quando la scala critica delle perturbazioni nel fluido di materia oscura supera un valore critico (la scala di Jeans) e inizia il collasso gravitazionale. Capire quando succede questo non è sempre immediato: lo sarebbe nel caso di un universo statico, il quale non si espande e quindi tutto resta fissato. Nel caso reale, invece, il nostro universo è tutt’altro che statico: esso si espande in modo accelerato e questa espansione è diversa rispetto a quella che si aveva in epoche remote. Ecco quindi un primo problema: la descrizione delle perturbazioni (sia di materia oscura che di materia ordinaria e radiazione) è diversa a seconda delle epoche considerate. Inoltre, ad ogni tempo corrisponde una scala spaziale specifica: quindi non solo bisogna considerare le epoche temporali ma anche le diverse scale spaziali.
Si capisce dunque che risulta molto complicato avere una descrizione sommaria di tutti i comportamenti, spaziali e temporali. Per quanto riguarda la materia oscura, però, il discorso si fa relativamente più semplice dal momento che, per sua natura, tale materia non interagisce con gli altri tipi di materia se non gravitazionalmente. O meglio: all’epoca attuale l’universo è dominato dalla materia oscura, nel senso che questo è l’ingrediente principale del cosmo. In passato l’ingrediente principale è stato la radiazione (luce). In ogni caso, seguire le perturbazioni di materia oscura nelle varie epoche temporali non è difficile proprio per questa sua elusività: dal momento in cui essa si è disaccoppiata dalle altre componenti, la materia oscura ha seguito sempre un solo andamento, mentre le altre componenti si sono alternate, crescendo, oscillando, fermandosi per un certo tempo e, nel caso della radiazione, sono pure scomparse. Leggi il seguito di questo post »

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Considerazioni di fine anno

22 dicembre 2010

La fanno tutti, perché io no? Il 2010 è sicuramente stato un anno di grosse soddisfazioni, sia nel campo universitario sia in quello fotografico. Nel primo caso ho avuto il piacere di studiare e analizzare problemi cosmologici certamente nuovi (almeno per me) e mettermi alla prova come “calcolatore”. Ad esempio, sfruttando le proprietà di una funzione, calcolando la derivata di un’altra funzione e cose così, sono riuscito a portare avanti dei calcoli che altrimenti non sarei mai riuscito a fare analiticamente. Forse la mia furbata è un metodo consolidato e generalmente adottato dalla comunità scientifica per questo genere di calcoli. Ma cosa volete che vi dica? Almeno, per me, è stato utile viste le semplificazioni che ha portato. Ho quindi imparato cose nuove e termini e concetti come genus, funzionali di Minkowski, contour-crossing, eccetera, che prima ignoravo, nel senso che non sapevo esistessero. Il tutto si è concluso il 15 ottobre con un bel risultato: un foglio che dice che sono Dottore Magistrale in Astronomia. Not bad.

Anche nell’ambito fotografico il 2010 è stato un anno gratificante. Partendo dalle pubblicazioni su diversi fronti (siti web, collaborazioni con aziende, pubblicazioni sull’Agenda CAI, eccetera), passando per essere diventato membro e socio del bel fotoclub effemme, fino ad arrivare all’upgrade del corredo dal formato ridotto APS-C al 35mm full frame. Ma soprattutto nel 2010 c’è stato il mio passaggio definitivo alla fotografia di paesaggio. Paesaggio naturale, s’intende. Delle numerose escursioni fotografiche sulle Dolomiti, mi porto a casa una conoscenza ancora più buona di quei luoghi ma più che altro la comprensione che dietro ad un bel paesaggio montano ripreso al tramonto o all’alba ci sta una preparazione minuziosa: lo studio della location e della luce che colpisce le pareti delle montagne, l’orario migliore e tutto ciò che ne consegue, la pura tecnica fotografica e l’uso dei filtri per ottenere il massimo già in fase di scatto, solo per menzionare alcune cose.

Posso dunque ritenermi complessivamente soddisfatto di questo anno appena trascorso. Per quanto riguarda l’anno che viene, il 2011, ho diverse cose in testa. Parlando del delicato argomento “lavoro”, sto valutando seriamente di tornare sugli articoli, sui libri insomma, ed elaborare un progetto di ricerca, ovviamente restando nell’ambito dei miei studi, ovvero cosmologia teorica. Ci sarà da lavorare molto, da studiare ancora di più e applicarsi forse ancora più di quanto fatto per la tesi. Ma ho già in mente qualche linea guida che, durante queste feste, cercherò di formalizzare, dando un aspetto più consistente al progetto. Per quanto concerne il campo fotografico, ho intenzione di dedicarmi con più serietà alla fotografia paesaggistica, compatibilmente con gli altri impegni. Cercherò di continuare anche il mio “progetto Venezia”, che ho in cantiere da aprile e che è fermo da quel dì, causa anche la fissazione che mi è presa l’estate per i laghetti dolomitici.

Colgo pure l’occasione per fare un sincero augurio di Buone Feste a tutti coloro che capiteranno in questa pagina, dandovi appuntamento a gennaio 2011 con altri spunti di riflessione, sia scientifica che fotografica.

Marco

Venezia a 50mm

27 novembre 2010

Dopo aver fatto quello che posso tranquillamente definire “l’acquisto dell’anno” (anche se altro dovrò acquistare spero entro la fine del 2010), qualche giorno fa sono andato un paio d’ore a Venezia per provare l’accoppiata 5D e 50mm f/1.8 – volgarmente chiamato “cinquantino”. Ho di proposito lasciato perdere i classici luoghi da cartolina come San Marco e Rialto e ho invece girato a cavallo tra i sestrieri Santa Croce e Dorsoduro. Una Venezia che, assieme al remoto sestriere di Castello, viene lasciata in disparte dai giri turistici ma che, proprio per questo aspetto, offre senz’altro una visione più vera e caratteristica della città lagunare.
La giornata era bella e quando sono arrivato con il treno c’era l’acqua alta che stava lentamente scendendo – picco di 100 cm alle 11.00. In alcuni punti l’acqua arrivava a lambire, e a tratti a sommergere, i marciapiedi delle calli. Interessantissimi, dal punto di vista fotografico, i riflessi delle case variopinte che si specchiavano nelle acque dei canali. Leggi il seguito di questo post »

Novità e test sul rumore

21 novembre 2010

In questi mesi di assenza forzata dalle scene montanare, ci sono state un paio di news che hanno toccato da vicino il mio corredo fotografico e che quindi vado ad illustrarvi.
Come prima cosa, cronologicamente, ho cambiato la testa del mio cavalletto Manfrotto 190XProB: sono passato dalla testa a tre movimenti con piastra per aggancio rapido 804RC2 alla testa a sfera 498RC2 (grazie agli amici per il bel regalo), sempre con piastra ad aggancio rapido. Questa testa non l’ho ancora provata come si deve, ma un paio di uscite le ho fatte (una sulle Pale di San Martino a fine ottobre e una sui Brent del Art qualche settimana fa). Sulle prime, comunque, mi è sembrata un’ottima testa, molto versatile e decisamente più rapida da usare rispetto alla 804RC2. Spero di metterla presto sotto pressione per un bel test sul campo approfondito.
La seconda novità riguarda il fatto che ho venduto (quasi) tutto il mio corredo Canon: dalla amata 350D, passando per il teleobiettivo 55-250mm IS, fino ad arrivare al grande Sigma 10-20mm HSM, sicuramente l’ottica che ho più apprezzato per le estreme possibilità creative. Ci si chiede quindi perché mi sia preso il matto da vendere tutto. Effettivamente l’idea mi balenava in testa da diversi mesi: avevo in mente il tarlo del full frame, per tutta una serie di motivi. Innanzitutto avere un corpo migliore rispetto alla plasticosa 350D e in secondo luogo avere una macchina che rispondesse alle mie esigenze, ora che ho trovato il mio genere fotografico – il paesaggio. Di conseguenza non mi servono autofocus estremamente rapidi e precisi, o una raffica paurosa. Tutto quello che mi serve è un sensore con una gamma dinamica tale da poter catturare tutte le tonalità della scena e, soprattutto, capace di offrirmi con le lenti giuste una nitidezza superiore. Inoltre, una macchina con molti megapixel sarebbe stata senz’altro una scelta sbagliata per il semplice fatto che avrei dovuto cambiare anche il computer!
La scelta è ricaduta sulla gloriosa Canon EOS 5D che, per forza di cose, avrei dovuto acquistarla usata. Dopo diverse trattative sono riuscito a trovare un esemplare con pochissimi scatti (7000!) ad un prezzo ragionevole: non ho quindi esitato a recarmi a Bologna per l’acquisto. Leggi il seguito di questo post »

Agenda CAI 2011

13 novembre 2010

Volevo informare tutti i lettori che è uscita l’Agenda del CAI 2011 sulle Dolomiti – Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’Agenda, che si potrebbe definire “libro”, è costituita da più di 360 pagine ricche di informazioni e fotografie sulle Dolomiti. Ovviamente anche io ho dato un contributo fornendo, nel mio piccolo, alcune fotografie. La consiglio a tutti coloro che sono amanti della montagna ma anche a quelli che non hanno questa passione: sicuramente questa Agenda saprà farvi innamorare delle nostre Dolomiti.

Per acquistarla rimando direttamente al sito web della libreria che si occupa della distribuzione: http://www.montagnadilibri.com

Laghi della Grava Longa e Tre Cime di Lavaredo

1 novembre 2010

Canon 350D, Sigma 10-20mm HSM @10mm, f/13, 1/4, treppiede, scatto remoto, filtro digradante 0.9 soft, unione di 2 scatti verticali.

Descrivere a parole cosa sono le Tre Cime, per me, è dura. Ci sono stato molte volte nel corso degli anni ed è sempre un’emozione. A vederle nelle fotografie sembrano quasi irreali: seduti davanti ad un computer all’ottavo piano di un palazzo in città è difficile pensare che quei posti esistano davvero. Persino io che li ho visti ripetutamente rimango come incredulo che a due ore di macchina i campi coltivati e le case basse si trasformino in quei monumenti di pietra. Eppure è così: le Tre Cime sono reali, così come tutta la cornice delle vette facenti parte del Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto.
Era da diverso tempo che pianificavo un’uscita come si deve sulle Tre Cime, dopo il tramonto fallito dell’anno scorso. Tuttavia avevo una vocina in testa che mi diceva “Marco, ok per il tramonto, ma non vorrai mica fare sempre la solita foto?” Non fraintendetemi: la vista dal rifugio Locatelli (o comunque da nord) è sempre bellissima e non mi stancherò mai di guardare le foto scattate da lì. Però, siccome non volevo la solita fotografia “cartolina” ma qualcosa di più originale, ho passato ore davanti alla cartina topografica per cercare di individuare dove fosse un luogo alternativo altrettanto notevole. Ho trovato quello che faceva al caso mio nei Laghi della Grava Longa, lato nord-ovest delle Tre Cime e proprio sotto di esse. Dopo essermi documentato bene sulla rete, ho visto che non esisteva praticamente nessuna foto scattata al tramonto da quel punto. Invece, secondo i miei calcoli, avrebbe dovuto essere molto interessante, anche per via del riflesso sulle acque dei laghi. Quale occasione migliore, dunque? Restava il problema di quando andare. L’uscita l’avevo pianificata già a inizio agosto ma, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, non sono mai riuscito a salire. L’occasione si è presentata la penultima domenica di settembre: dopo un sabato che piovoso è dire poco, il giorno dopo la natura ci ha regalato una tempo meraviglioso, aria fresca ma limpida e luce al top. Così, con un amico, siamo saliti e non avremmo potuto fare scelta migliore. Leggi il seguito di questo post »

Intermezzo cosmologico – II

8 ottobre 2010

Nell’articolo scorso abbiamo imparato cosa sono le strutture su grande scala dell’Universo (LSS): ammassi e superammassi di galassie. Osservando le tante immagini provenienti dai telescopi terrestri e spaziali, viene da chiedersi come tali strutture abbiano fatto a formarsi. E poi, si sono formate prima loro oppure prima le galassie? In altre parole: strutture più piccole di sono messe assieme a strutture più grandi oppure le strutture più grandi si sono frammentate in quelle più piccole?
Ebbene, è universalmente riconosciuto da qualche anno a questa parte che lo scenario standard per la formazione delle strutture è il primo caso: strutture più piccole si uniscono per dare vita a giganteschi sistemi cosmici. Tale scenario viene detto, in gergo, bottom-up, con ovvio significato dei termini. Ma qual è il meccanismo fisico che governa la formazione di questi oggetti? E’ l’instabilità gravitazionale. Dedicherò questo articolo alla spiegazione, spero intuitiva, di questo importante fenomeno. Leggi il seguito di questo post »

Intermezzo cosmologico – I

22 settembre 2010

LSS

Immagine della “rete” formata dalle strutture cosmiche.

Siccome sembra che parli sempre di fotografia, lasciate che per un momento vi aggiorni sul lavoro di tesi. Per fare questo, occorre partire da lontano e questo post sarà il primo di una serie al termine dei quali saprete, più o meno, su cosa sto mettendo le mani (più che altro, la testa). Una sorta di introduzione, dunque, a quella che è una relativamente nuova branca della Cosmologia, la potrei definire “cosmologia statistica”.
Innanzitutto, è bene chiarire cosa si intende quando si parla di Cosmologia: essa è, rozzamente, la scienza che studia l’evoluzione dell’Universo. Si capisce già da questa piccola ed imprecisa definizione che la Cosmologia è una materia di studio molto ampia: c’è chi si occupa delle primissime fasi di vita dell’Universo, chi invece analizza i dati solo a partire da una certa epoca in poi, chi studia la formazione delle galassie e chi segue l’evoluzione di strutture ancora più grandi, i superammassi di galassie. Scrivere un solo post sull’intera Cosmologia capite bene che è impossibile, quindi mi limiterò a spiegare i principi fondamentali che permettono di capire il resto degli articoli che verranno. Spero di non annoiarvi e, se fosse il caso, basta che aspettate il prossimo articolo, dedicato sicuramente a qualche esperienza fotografica. Leggi il seguito di questo post »

Lago delle Baste

8 settembre 2010

Life Is Everywhere

Canon EOS 350D, Sigma 10-20mm HSM @17mm, f/11, 1 s, filtro ND8 + GND 0.9 soft, treppiede, blocco specchio

In realtà il Lago delle Baste dovrebbe chiamarsi “laghetto”, viste le ridotte dimensioni. Esso si trova nella zona di Mondeval, subito sotto il Lastoni di Formin e immediatamente adiacente al Monte Cernera. Difficilmente lo troverete segnato sulle carte con scala maggiore di 1:25000. In ogni caso consiglio vivamente una visita, soprattutto in questa stagione: il luogo merita sicuramente e il panorama che vedrete sul sentiero che fra poco vado a descrivere toglie semplicemente il fiato.
Nonostante l’avessi visto diverse volte sulla carta Tabacco 025, non mi era mai venuto in mente di andarci per via del fatto che il lago è segnalato come “paludoso”. Inoltre non mi sembrava che ci fosse questa gran vista sulle cime dolomitiche tale da meritare un’escursione. Ma le mie idee, come spesso accade, erano sbagliate e sono subito cambiate quando, sull’ultimo numero della rivista Meridiani dedicato interamente alle Dolomiti (ve lo consiglio), ho visto la pubblicità del sito web del Veneto in cui era raffigurato il Lago delle Baste con il Pelmo subito di fronte. Così mi sono precipitato sul sito e ho visto a grandezza naturale la foto (è nella Galleria in prima pagina) e subito mi sono informato sul luogo. Purtroppo, a causa delle dimensioni ridotte e anche al fatto che il lago non si trova sul percorso di sentieri segnati, le informazioni in internet scarseggiano, eccezion fatta per alcune fotografie reperibili su Panoramio. Poi, non avevo neanche la cartina sottomano, quindi non sapevo quale fosse la via più breve per raggiungerlo.
Sapevo però una cosa: se fosse stato possibile trovare un punto di ripresa in cui il Pelmo si riflettesse nelle acque del lago, allora al tramonto di sicuro sarebbe stato uno spettacolo. Infatti la luce della sera accende di rosso il Pelmo proprio dalla parte del lago (in generale la faccia ovest), come accaduto nel caso della breve escursione – non descritta nel blog – al Rifugio Città di Fiume. Ecco quindi un po’ di informazioni su questo luogo, erroneamente sottovalutato dalla maggior parte dei fotografi. Leggi il seguito di questo post »

Val di Fanes

12 agosto 2010

Colors For Tomorrow

Canon EOS 350D, Sigma 10-20mm HSM @11mm, f/13, 1/100, filtro digradante neutro 0.9 soft

In tutti questi anni, duranti i quali ho girato per le Dolomiti, non mi ero mai avventurato nella Val di Fanes. Al massimo ero arrivato alla piccola via ferrata delle Cascate subito dopo il Ponte Outo. Ma mi è sempre rimasto impresso nella mente il desiderio di vedere cosa ci fosse dopo, al di là del bivio indicato dal cartello. E poi, ho sempre sentito parlare di queste Dolomiti di Fanes, dell’omonimo rifugio, delle Conturines, dei rifugi Lavarella e Pederù, dei laghi di Limo, Verde e Parom e dei paesaggi quasi “lunari”, così fuori dal mondo. La curiosità era tanta, dunque, da farmi partire alla scoperta di questi luoghi, anche solo per una passeggiata domenicale.

Un posto in cui pare che il tempo si sia fermato, una sorta di parco ancestrale, dove sentire e percepire i rumori di una terra primordiale, sconquassata da terremoti, ghiacci, vulcani, venti e tempeste. E quando meno te l’aspetti, la vita: laghi, ruscelli, torrenti, risorgive, acqua. Un luogo fuori dal tempo e dallo spazio che difficilmente trova spazio tra poche righe e neppure tutte le foto di questo mondo possono rendere idea della sua maestosità.
L’unico modo per rendersene conto è quello di andarci, camminando molto, anche lentamente, per gustarsi il cambiamento del paesaggio, i suoni e i profumi dei boschi e dei prati. Il viaggio verso questo paradiso è appena iniziato. Leggi il seguito di questo post »