Sul concedere gratuitamente l’uso delle foto

Recentemente mi è stato segnalato che un hotel in Trentino ha usato una mia foto delle Pale di San Martino per il suo sito web, ovviamente non chiedendomi il diritto ad utilizzarla e tanto meno segnalando il nome dell’autore nei crediti. Chiaramente dalla foto è stata più o meno abilmente tolta la firma e ritagliata per adattarla alle caratteristiche del sito. A quanto pare questo hotel ha usufruito altre volte della libertà concessa da internet, nello specifico da Flickr, per pubblicizzare i suoi servizi sfoggiando fotografie non di sua proprietà.

Già, nell’era digitale va da così a peggio: con la scusa che le immagini sono liberamente accessibili da tutti – basta infatti un semplice screen-shot per avere una foto vista sul web – le persone si sentono in “diritto di non rispettare il diritto” degli altri. Ma è così un po’ in tutti gli aspetti della rete: dai social network, ai forum, passando per i blog e le pagine web personali. La parola d’ordine, oggi, è condividere: pare che se una cosa viene pubblicata su internet essa non è soltanto di dominio pubblico ma anche di appartenenza pubblica. Una foto, una canzone, un manoscritto, un software, un logo, un’immagine grafica, eccetera: insomma, qualsiasi forma d’arte e creativa in generale una volta presente sul web è come fosse di tutti. E quindi via a scaricare foto, canzoni, libri. Certo, la violazione del diritto d’autore è un argomento trito e ritrito, sul quale esistono libri, articoli su giornali, su blog eccetera, quindi non mi metto a fare una discussione su questo.

Piuttosto volevo fare un paio di riflessioni, anche alla luce degli ultimi eventi che mi hanno fatto pensare. Ad esempio, qualche settimana fa mi ha contattato un’agenzia editoriale chiedendomi una fotografia ad alta risoluzione da inserire in una guida per la provincia di Venezia. Ovviamente gliel’avrei mandata “a gratis”, senza cioè percepire nessuna somma di denaro, ma “accontentandomi” di veder scritto il mio nome e cognome sulla foto. Sicuramente questo è molto meglio di niente, visto e considerato che la foto poi verrà stampata. Ma ci sono anche i siti web: privati che ti contattano per una (o una serie di) foto da poter inserire nel loro sito. Fin che si tratta di persone che richiedono l’uso della foto come “esempio” da inserire in un blog, o da usare a mo’ di “documento” – vedi anche l’Agenda CAI 2011 – non è un problema concedergliele. Lo diventa, invece, qualora il sito web sia destinato a promuovere l’attività del privato: agenzie turistiche, tour operator e tutte quelle aziende che ricaverebbero profitti anche usando le mie foto. Ora, spiegatemi perché io dovrei dare delle mie foto a gratis per permettere ad altri di fare i soldi? Questi soggetti probabilmente risponderebbero: “ma noi usiamo le tue foto solo come vetrina, non abbiamo degli utili perché vendiamo una tua foto”. Sì, certo. Ma lo capiamo tutti qual è il vero punto della questione. Il fatto è che, con l’avvento di internet, creare siti web a costo zero a scopi promozionali e/o pubblicitari alletta tutti quanti. E farlo scavalcando il lavoro (e in alcuni casi anche il diritto) di chi quelle foto le fa, non costituisce motivo di preoccupazione – tanto vale la regola del condividere.

Parliamo per un momento della fotografia paesaggistica: dietro ad una foto in un qualche modo riuscita, ci sta un bel po’ di “lavoro”. Ad esempio, prendiamo questa fotografia:

Si tratta, come ben sapete, del Lago delle Baste ripreso a Mondeval verso fine agosto. Lo spettatore osserva la foto che in ognuno, poi, suscita emozioni diverse. Lo spettatore però non vede – e qui sta il punto – il retroscena della fotografia in questione. Nel caso in esame, questa foto è il frutto di:

  • studio della location tramite mappe e altri strumenti;
  • trekking di un paio d’ore tra andata e ritorno
  • esplorazione della location e studio sulle possibili inquadrature;
  • l’attrezzatura posseduta;
  • l’esperienza maturata con altre uscite sulla gestione della luce;
  • l’esperienza maturata con software di foto-elaborazione;
  • via del ritorno al buio e al freddo.

Queste sono solo alcune delle cose che mi sono venute in mente. In altri casi ci sono bel altri aspetti da tenere in considerazione – ammetto che in questo esempio sono stato piuttosto fortunato. Il fatto è che qualcuno di esterno al mondo della fotografia paesaggistica che osserva una foto del genere sicuramente non sta a pensare a tutte queste cose. E poi, ogni fotografia ha un costo materiale, in questo caso dato da: autostrada, pedaggi e benzina, costo della notte in campeggio, albergo o rifugio, costo dell’attrezzatura fotografica, costo dell’attrezzatura da montagna. Con questo ragionamento dovremmo, in teoria, anche mettere in conto il costo di tutte le uscite precedenti che hanno contribuito ad acquisire l’esperienza necessaria per questa determinata foto; e ancora dovremmo includere anche i costi di eventuali corsi, workshop, libri e manuali.

E’ quindi chiaro che concedere l’uso (e magari anche il diritto) di una fotografia di questo tipo – ma lo stesso discorso vale per altre fotografie meno “impegnative” – gratuitamente sarebbe come aver buttato via tempo e denaro. Mi rivolgo a tutti coloro che desiderano utilizzare le fotografie delle persone per i loro scopi, soprattutto poi traendone un guadagno: sareste disposti voi a lavorare, spendere tempo e soldi per nulla?
La crisi c’è per tutti, se questa deve essere sempre la stessa risposta.

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10 Risposte to “Sul concedere gratuitamente l’uso delle foto”

  1. Alfonso Says:

    Ciao Marco, il tuo è un problema sentito da molti fotografi e quanto mai attuale…
    Direi che hai ragione su tutta la linea! Tieni oltretutto conto (ma probabilmente lo sai già) che l’hotel di cui parlavi è passibile di denuncia da parte tua. La foto rimane sempre tua fino a diversa dichiarazione dell’autore o accordo con l’utilizzatore finale.
    Per la cronaca il lavoro del fotografo è quello di produrre foto e per questo vengono pagati… chi non vuol pagare non è ignorante, ma solo furbo! (o per lo meno ci prova)

    Ciao,
    Alfonso

    • Niccolò Bonfadini Says:

      Alfonso, il problema è proprio che molta gente non considera la fotografia come un lavoro, ma come una cosa che possono fare tutti, “basta schiacciare il pulsante della fotocamera”…. questa gente spesso non si mette a pensare a tutto quello che sta dietro a una fotografia e che Marco ha descritto in questo articolo…. tutto questo è molto triste, la fatica dei fotografi è sottovalutata, anzi neanche considerata, spesso non solo per fare i furbi, ma proprio perchè non ci pensano…la gente comunque non percepisce la fotografia come un qualcosa con una sua dignità, che richiede impegno, fatica e sacrifici.
      Non so se son riuscito a spiegarmi bene
      Niccolò

  2. Francesco Says:

    Ottimo post Marco. L’hotel però dovevi citarlo in modo che gli arrivassero da un po’ di persone una serie di email di protesta con l’indicazione che avremmo fatto cattiva pubblicità.
    Anni fa ho beccato un sito che spacciava per suoi dei miei articoli pubblicati sul mio jazzer.it e anche alcune mie foto: è bastata una mail con la minaccia che mi sarei rivolto alla Polizia postale e magicamente il giorno dopo il sito è sparito. Cancellato!
    Condividere è bello, copiare anzi millantare (perché di fatto di questo si tratta!) è tutt’altra cosa e va combattuta.
    Per il resto hai ragione su tutto: un fotoamatore come noi, fotografa per passione ma questo non vuol dire che non vi sia della professionalità e un notevole dispendio di forze, tempo e risorse e nessuno ha il diritto di passare sopra tutto questo.

  3. sushi Says:

    «La parola d’ordine, oggi, è condividere: pare che se una cosa viene pubblicata su internet essa non è soltanto di dominio pubblico ma anche di appartenenza pubblica.»

    condividere è secondo me uno di concetti cardine del web, ma questo non implica l’appartenenza pubblica (nel senso di proprietà) di ciò che viene condiviso.
    è per questo secondo me che la licenza creative commons (usata e.g. da flickr) è un’ottima cosa. riesce a far coesistere il concetto di condivisione con il concetto di proprietà intellettuale.

    l’albergo ha ovviamente torto marcio.

    • Marco Says:

      Assolutamente sì, condividere è senz’altro uno degli strumenti più utili messi a disposizione dal web. Ma, come tutte le cose, penso che sia un’arma a doppio taglio: se voglio far vedere le mie foto, far conoscere le mie canzoni, o in genere far apprezzare la mia arte qualsiasi essa sia, devo necessariamente pubblicare qualcosa. E questo, condividendo i contenuti su internet, è il modo migliore, efficace e gratuito di farlo. Su questo non penso che abbiamo dubbi. D’altra parte, quando un tale contenuto è messo in circolazione, diventa impossibile controllarne l’evoluzione, come è sempre stato e come sempre sarà. In sostanza, condividere è bello, ma con giudizio! Almeno questo è il mio pensiero!

  4. Raffaele Says:

    Il profilo tra ciò che è amatoriale e ciò che è professionale è labile. Spesso produciamo materiale professionale da un punto di vista tecnico, al quale però attribuiamo il bollino “amatoriale” perchè si tratta di una attività che svolgiamo per hobby o passione personale, magari nel tempo libero. Ma il mio tempo libero lo dedico a chi voglio io, se devo fare beneficenza la faccio a chi ritengo meritevole…
    Tutto il resto è fatica e lavoro, e come tale deve essere riconosciuto (sono rimasto volutamente sul vago, perchè il “riconoscimento” può non essere necessariamente “monetario”, l’importante è che sia “dignitoso”).
    Quindi Marco, appoggio la tua battaglia perchè in essa si cela una “questione di principio” non di poco conto…

  5. Gloria Says:

    Ciao,
    mi sono imbattuta per caso nel tuo sito (e blog) guardando delle tue foto su Flickr.
    Grandiose peraltro, come quelle nelle gallery qui 🙂 (ci sono anche le mie belle montagne, che meraviglia!)
    Io sono solo una foto”amatrice”, senza pretese, è un semplice hobby. E una volta mi è successo di ritrovare una mia foto in un blog su internet senza che m’avessero chiesto il permesso di utilizzarla, e per me che non sono di certo una professionista, ho pensato “almeno un “posso?” o un “grazie” sarebbe anche bastato. E che nervi….
    Dunque posso capire tutto il rammarico dei professionisti (e non) quando vengono derubati del loro lavoro, perchè è appunto un lavoro.
    Condivido tutto ciò che scrivi e che leggo qui. Con un po’ di tristezza… sebbene io non faccia parte del mondo pro, mi dà assai fastidio.

    • Marco Says:

      Ciao Gloria,
      mi fa piacere che le foto siano di tuo gradimento! Purtroppo la situazione, per quanto riguarda l’utilizzo delle foto, è davvero penosa. Bisogna solo sperare nel buon senso delle persone.

      Un saluto e grazie per il passaggio,
      Marco

  6. Sul concedere gratuitamente l’uso delle foto – II « Punti di vi(s)ta Says:

    […] Punti di vi(s)ta Tra scienza e fotografia « Sul concedere gratuitamente l’uso delle foto […]

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