Le Cattedrali di Pietra

Six

La vedì lì, alta, imponente, così bella, di un rosa che ti viene voglia di mangiarla, le curve che disegna sembrano montagne russe dove potersi perdere, le forme a tratti tondeggianti a tratti spigolose come punte di vetro che ti sembra ti tagliarti solo a guardarla, imperiosa, sicura e pericolosa al tempo stesso, trampolino di lancio verso il cielo blu quando la sera lei si mette quel suo vestito rosso, migliore amica ma peggior nemica se la tratti male, meraviglia della Natura, un cuore pulsante che se ascolti bene senti il suo battito, di una bellezza sconvolgente, ogni volta che la guardi è come la prima. Lei, che non smette mai di sorprenderti.
No, non sto parlando di una donna. Mi riferisco a una qualsiasi delle Dolomiti, fontane di pietra, cattedrali di roccia, iceberg dai colori cangianti: rosa, rosse, grigie, nere. Da sempre queste montagne fanno parte di me. Sono la mia seconda casa quando ho bisogno di staccare dalla quotidianità, quando mi sento soffocato dalla frenesia della vita di città, quando il tempo sembra passare troppo in fretta o semplicemente quando mi pare me ne vengo quassù. Le cime molto spesso tra le nuvole, il vento che fischia minaccioso tra i boschi di larici, faggi, abeti, pini mughi, i ruscelli e le cascate dall’acqua gelida e dissetante, i laghi verde smeraldo, i prati dall’erba alta fino alle spalle o di pochi centimetri se zona di pascolo per mucche e pecore. Questo e altre infinite cose sono le Dolomiti.
Queste montagne hanno un cuore, un’anima propria che la si può percepire solo se la si sa ascoltare. Più che altro, solo se si amano. In questo post propongo alcune mete per gli amanti di queste zone(*), rifugi o passeggiate più o meno difficili che però sapranno ripagarvi di tutta la fatica fatta. Ed anzi, vi daranno emozioni come nessun altro luogo può. Ovviamente mi dimenticherò un sacco di posti e chiedo perdono fin da subito, ma che ci volete fare, c’è talmente tanto spettacolo quassù!

– Cominciamo dalle Tofane. Che dire? In sintesi, le tre montagne più famose di Cortina d’Ampezzo sono un’inesauribile fonte di camminate, arrampicate, ferrate più o meno impegnative. La Tofana di Rozes, con i suoi 3225 m, la si raggiunge con la via ferrata Lipella, la Tofana di Mezzo (3242 m) con la ferrata Dibona e Punta Anna oppure con la funivia da Col Druscié e la Tofana di Dentro (3234 m). E poi, il rifugio Ra Valles, nel bel mezzo del massiccio, raggiungibile attraverso la facile via ferrata Olivieri, con partenza dal rifugio Pomedes. Sempre in zona Tofane, segnalo lo spettacolo offerto dal Lagazuoi, nelle immediate vicinanze della Tofana di Rozes. La cima del Lagazuoi è raggiungibile con la funivia che parte dal passo Falzarego oppure a piedi, sempre partendo dal passo. Questa zona è conosciuta per le decine di gallerie e trincee dove si è combattuta la I Guerra Mondiale.
– Di fronte al Lagazuoi si erge il Sass di Stria, la cui sommità è facilmente raggiungibile con una piccola ferrata. Anche in questo caso, è abbondante la presenza di trincee e gallerie di guerra.
– Restando nella zona del Falzarego, è uno spettacolo naturale il teatro offerto da una serie di cime non molto elevate ma di eccezionale cornice: le Cinque Torri, raggiungibili mediante seggiovia fino al rifugio Scoiattoli o anche a piedi all’omonimo rifugio. Poi, alle loro spalle, il Nuvolau con l’omonimo rifugio raggiungibile mediante sentiero o per la semplice ma scenografica via ferrata Ra Gusela. Infine l’Averau, anch’esso con rifugio omonimo e cima raggiungibile attraverso la dedicata e brevissima via ferrata. Nonostante la media altezza di queste montagne (l’Averau è la più alta, con 2649 m) la vista è mozzafiato: è tutto lì!
– Dal rifugio Averau si può raggiungere il Passo Giau (2236 m), uno dei passi dolomitici più scenografici. Da qui immediata è l’escursione all’omonima Forcella, per poi scendere verso Mondeval (dove è stato trovato il famoso “uomo di Mondeval”) e risalire verso Forcella Ambrizzola. La vista da qui toglie il fiato: si è ai piedi del Becco di Mezzodì (in destra) e di Croda da Lago (in sinistra) e la vista spazia per tutta la vallata di Cortina. Da qui in pochi minuti si raggiunge il rifugio Palmieri e il piccolo Lago di Federa.
– Scendendo si arriva a Cortina, la si sorpassa e si sale per il Passo Tre Croci. A circa metà strada si lascia l’auto e si sale a piedi o in cabinovia fino al rifugio Lorenzi (quota 2932 m) nel bel mezzo del Monte Cristallo (3221 m): una parola sola ed è spettacolo. Da qui si parte per il lungo sentiero ferrato Dibona, che ripercorre le postazioni della I Guerra Mondiale, fino a scendere a Ospitale.
– Dal Passo Tre Croci si scende fino al Lago di Misurina e si risale in destra per i meravigliosi omonimi Cadini. Facilmente raggiungibile il rifugio Fonda Savio e, successivamente il Colle Varda.
– Dai Cadini di Misurina all’enorme Gruppo del Sorapis il passo è breve. Da Cortina si può raggiungere in funivia il Rifugio Faloria e, più in alto, il Tondi di Faloria. Chiaramente ci sono anche i sentieri a piedi dal Passo Tre Croci e da Cortina stessa. La vista da quassù è altrettanto spettacolare. Ma la vera chicca di questo gruppo di montagne è un’altra. Dal Passo, si prende il sentiero che porta al rifugio Vandelli (c’è anche una piccola ferrata in mezzo) e da qui si scorge un vero gioiello: il lago del Sorapiss. Una pozza d’acqua del diametro di una cinquantina di metri di un colore a metà tra l’azzurro del cielo e il verde degli smeraldi, incastonata nel “Castello”, formato dalle cime più alte del Sorapiss: punta Sorapiss (3205 m), Punta Nera (2847 m) e i M.ti della Caccia Grande (tutti di poco sopra i 3000 m). Uno spettacolo che consiglio di vedere almeno una volta nella vita.
– Spostandosi ora verso la Val di Zoldo, si incontra per primo l’imponente M.te Pelmo (3168 m), la cui veduta migliore secondo me è dal caratteristico paesino di Zoppè di Cadore. Sul Pelmo due sono i rifugi che meritano: il Città di Fiume e il Venezia. Da notare che di particolare interesse è un sito archeologico dove si possono alcune orme di dinosauri. Spettacolare anche la forcella Val d’Arcia a quota 2476 m e il Vant del Pelmo, un gigantesco anfiteatro naturale a 3000 metri.
– E veniamo al massiccio della Civetta e della Moiazza. Forse la prima grande montagna che si incontra venendo dalla pianura e una tra le più alte (Cima Civetta a quota 3220 m). Difficile descriverla in poche parole. Menziono solo un paio di nomi: rifugio Sonnino al Coldai con l’omonimo lago, Rifugio Tissi che si erge a strapiombo sopra Alleghe e il suo lago. Il sentiero Tivan che costeggia tutta la parete est del Civetta e la via ferrata degli Alleghesi, che porta in vetta alla croce.

Insomma, questi sono solo alcuni degli infiniti percorsi che si possono fare tra queste montagne. Ho tralasciato posti molto belli come le Tre Cime di Lavaredo e le gallerie del Paterno, i prati e i boschi di Ra Stua, dei rifugi Sennes, Fanes, Fodara Vedla, il Prato Piazza e lo splendido Biella ai piedi della Croda del Becco. Inoltre non ho parlato della Marmolada, del Gruppo del Sella con il Piz Boè, il Sassolungo, le Torri del Vajolet, le Odle, il Catinaccio, le Dolomiti del Brenta, le Pale di San Martino e chi più ne ha più ne metta. Spero comunque di avervi invogliati a lasciare gli uffici, le scrivanie, il caldo afoso e il caos delle città e venire quassù, tra questi boschi e queste cime che non sono solo un patrimonio dell’umanità, ma della Terra intera.

(*)Nota. Queste mete si riferiscono soprattutto alla parte veneta delle Dolomiti, diciamo tra la zona di Cortina d’Ampezzo e la Val Zoldana: queste sono le montagne che conosco meglio.

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2 Risposte to “Le Cattedrali di Pietra”

  1. Marco (MaSa) Says:

    L’introduzione è un vero inno alle Dolomiti
    Queste montagne fanno parte di te e con le tue splendide foto le stai sempre più valorizzando
    Bellissimo, tutto.
    Ciao

  2. Marco Says:

    Grazie sentite del bel commento Marco. Questo piccolo spazio vorrebbe trasmettere, almeno in parte, quello che io provo per queste vette. Mi auguro che ci riesca con i brevi resoconti e con le foto, perché ogni volta le Dolomiti sono fonte di ispirazione.

    Ciao

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