Il Lago Coldai

The Silence

Perché
Era da diverso tempo che avevo intenzione di salire al lago Coldai per fotografare il tramonto. In internet ci sono molte foto del luogo in questione, ma nessuna di queste scattata al tramonto. Di conseguenza non sapevo cosa aspettarmi, dal momento che non sapevo esattamente dove il sole fosse tramontato e quindi che tipo di luce avrei trovato. Secondo i miei ragionamenti, la direzione del sole doveva essere tale da illuminare la parete nord del Civetta, per cui, dopo il tramonto, tale parete avrebbe assunto il tipico colore rosa causato dal famoso fenomeno dell’Enrosadira, tipico delle Dolomiti. Non sapevo neppure a che ora il sole fosse sceso dietro alle montagne, quindi fino a che ora ci fosse stata luce.
Come molte volte accade, le situazioni migliori succedono quando meno te l’aspetti: sono salito non sapendo cosa avrei trovato e, una volta giunto a destinazione, mi sono stupito dalla bellezza e dalla serenità del posto. Come si può vedere dalle foto, lo scioglimento della neve attorno al lago ha provocato una sorta di convergenza delle linee create da neve e ghiaccio, linee che puntano, neanche a farlo apposta, alla Torre di Valgranda che sovrasta il lago e domina il panorama circostante.
Durante la breve permanenza al lago, mi hanno fatto compagnia alcune simpatiche marmotte che tuttavia sono sempre rimaste a debita distanza. Gli unici suoni erano quelli causati dallo scioglimento della neve e talvolta qualche cornacchia di passaggio. Durante il rientro ho pure avvistato, nella semi-oscurità dei boschi, un capriolo, forse cervo, che mi ha “seguito” tenendosi sempre al riparo dietro alcuni alberi (forse era incuriosito dalla torcia accesa che tenevo in mano).
Ma passiamo ad una descrizione più oggettiva del luogo.

Come arrivare
Il lago del Coldai si trova a circa due ore di cammino da Palafavera (2.30 h andando con calma), nella comunità montana di Zoldo Alto, in Valzoldana. L’omonima e vicina Cima di Coldai (2403 m) fa parte del massiccio del Civetta (3220 m) e della Moiazza, uno tra i più grandi massicci delle Dolomiti. Per arrivare al Lago, ci sono diverse possibilità, a seconda del punto di partenza. Si può partire da Pecol, da Palafavera, dal Col dei Baldi o da Alleghe. Di seguito, la descrizione del percorso con partenza da Palafavera, da dove sono partito io.
Dal parcheggio delle piste da sci si prende la strada sterrata (sentiero numero 564) che conduce alla Casera Pioda. L’accesso alla strada è vietato ai mezzi motorizzati. (In alternativa, quando è aperta, è possibile prendere la seggiovia che conduce a Col Marin (1887 m) e poi scendere per la pista da sci.) Si segue la strada e in circa un’ora si arriva alla Casera. Da qui è possibile proseguire per diverse direzioni ma quella da seguire è per il rifugio A. Sonnino al Coldai, sentiero numero 556 (Alta Via delle Dolimiti num. 1). Dalla Pioda è necessaria meno di un’ora per arrivare al rifugio, a quota 2132 m. Da qui si prosegue per forcella Coldai (2191 m) e in meno di 10 minuti si arriva al Lago Coldai (2143 m).

Quando andare
In quanto a conformazione, il Lago è praticamente inaccessibile d’inverno poiché l’abbondante neve impedisce perfino di raggiungere il rifugio Sonnino. I più temerari forse possono avvalersi delle ciaspole. Inoltre, in questo periodo dell’anno, il Lago è ghiacciato e coperto di neve. Io sono salito poco prima di metà giugno ma non sapevo come sarebbe stata la situazione, ovvero se il sentiero fosse stato praticabile. Infatti quest’anno le nevicate sono state abbondanti fino a fine maggio e non era da escludere presenza di neve, soprattutto superata quota 2000 m. Infatti, dopo il rifugio, il sentiero per la forcella Coldai era completamente coperto dalla neve. Fortunatamente non ero l’unico a passare di là (un altro fotografo stava tornando indietro dal lago), quindi ho semplicemente seguito le tracce presenti, in tutta sicurezza. Da sopra la forcella, il colpo d’occhio è magnifico: solo, circondato dalle montagne, con una vista maestosa sul lato nord del Civetta, il lago mezzo ghiacciato e la calda luce del tardo pomeriggio. D’estate il lago ovviamente non è ghiacciato ed è di un colore verde smeraldo, molto bello. Tuttavia, se mi sento di dare un consiglio, è di andarci appena comincia il disgelo. Sì, certo, d’estate è più comodo e meno impegnativo, ma se devo essere sincero il panorama è un po’ piatto. Inoltre il luogo è molto affollato, in quanto facilmente raggiungibile sia dalla Valzoldana sia da Alleghe, e i più temerari ci fanno anche il bagno nelle ore più calde della giornata.

Orario
Come detto prima, non sapevo l’orario in cui il sole sarebbe tramontato, tanto meno sapevo che tipo di luce avrei trovato. Sono partito da Palafavera alle 16.45 e sono salito con passo spedito, in modo da arrivare il prima possibile. Dopo la Casera Pioda il sentiero è completamente in ombra a quell’ora, quindi ero un po’ titubante. Tuttavia, sopra la focella Coldai raggiunta alle 18.15, il sole splendeva ancora alto e sicuramente ci sarebbero state almeno altre due ore di luce. Infatti il sole è sceso attorno alle 20.30. Sfortunatamente la luce non era il massimo: l’afa e la foschia hanno fatto sì che appena il sole è sceso, le montagne non si sono colorate di rosa ma sono rimaste grigie. Questa, forse, l’unica nota negativa dell’escursione. La discesa dal lago al parcheggio di Palafavera è durata circa un’ora complessivamente. (In foto: il lago Coldai visto dall’omonima forcella.)

Attrezzatura
Oltre a macchina fotografica e obiettivi (consigliato un grandangolo spinto per esaltare il lago che di per se è piuttosto piccolo), da portare assolutamente un treppiede, il telecomando per scatto remoto e filtri digradanti di diverse intensità. Un accessorio indispensabile, acquistato di recente, si è rivelata la livella a bolla per slitta flash: con essa ho sempre avuto sotto controllo la pendenza dell’orizzonte, facilitando la composizione e riducendo il rischio di dover tagliare parti di fotografia per il raddrizzamento. Ma oltre all’attrezzatura fotografica, è bene equipaggiarsi anche con abbigliamento e accessori da montagna: pedule con suola a carro armato (possibilmente in Vibram), racchette da trekking, acqua in abbondanza, cibo zuccherato, pile, felpe o giacche anti-vento, k-way o mantella sufficientemente grande da poter coprire anche lo zaino con l’attrezzatura. Consiglio anche una o più torce, in quanto la discesa, dopo il tramonto, si potrebbe svolgere in semi-oscurità.

Impostazioni per fotografie
Appena la luce si fa radente, è indispensabile l’utilizzo dei filtri neutri digradanti. Infatti la situazione, nei termini di luce, è piuttosto difficile: se si utilizza il lago o delle rocce vicino ad esso come primo piano, lo sfondo creato da montagna con neve, cielo e nuvole, può mandare in tilt l’esposimetro della macchina. Per mantenere quindi un’esposizione corretta con la luce giusta sia sul primo che sul secondo piano, occorre bilanciare la sovra-esposizione sul primo piano con un filtro neutro digradante che riduce la quantità di luce sul secondo piano. Personalmente ho usato una combinazione di due filtri, un GND8 e un GND2.
Oltre all’uso dei filtri, le impostazioni variano da foto a foto: io ho lavorato in manuale, con diaframmi chiusi da f/10 in su e tempi da 1/60 a 1/8, a seconda della luce. ISO ovviamente 100, scatto in RAW, blocco specchio attivato e scatto con telecomando.
Se devo fare un appunto alla mia reflex (la buona vecchia 350D) è quello di non avere due cose che mi sarebbero davvero servite: la funzione del live view e il display LCD orientabile. Sfortunatamente nessuna Canon ha quest’ultima opzione e sarebbe stata veramente d’aiuto in alcune situazioni in cui è stato difficile inquadrare guardando dal mirino.

Insomma, spero con questo post di avervi invogliati a fare una sana passeggiata in montagna per scoprire un angolo di paradiso che, soprattutto in questa stagione, è una manna per chi vuole staccare un po’ dalla quotidianità e dal caldo afoso delle città.

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Una Risposta to “Il Lago Coldai”

  1. Fabio Says:

    Bravo, bella foto e post intelligente, complimenti.
    Io andrò al Coldai domani ma non riuscirò a fermarmi per il tramonto visto che non mi va di lasciare per troppo tempo in prestito mio figlio ai suoceri.
    Se ti va fatti vivo, mi pare che il tuo modo di fotografare sia abbastanza vicino al mio (eccezion fatta per le foto del carnevale, che proprio non riesco a digerire, ma non me ne volere!) e magari potremmo combinare qualcosa di interessante insieme.
    Ciao
    Fabio

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